Osteopatia biodinamica

Osteopatia delicata per grandi e piccini

L’essere umano è molto più di un insieme di organi e tessuti, mente e anima. Ognuno di noi è un individuo complesso, dotato di notevoli capacità di autoguarigione. Per questo motivo, nel nostro studio seguiamo la filosofia dell’osteopatia biodinamica.

Cosa si intende per osteopatia biodinamica?

L’osteopatia biodinamica è un approccio particolarmente delicato all’interno dell’osteopatia. Si basa su tocchi leggeri e su un’attenzione particolare ai tessuti e ai ritmi naturali del vostro corpo.

Come si svolge un trattamento di osteopatia biodinamica?

Nell’osteopatia biodinamica non viene esercitata alcuna forza e non si “scricchiola” nulla. L’obiettivo è quello di creare le condizioni ideali affinché il vostro corpo possa ritrovare il proprio equilibrio con le proprie forze.

Durante una seduta di osteopatia biodinamica, l’osteopata appoggia delicatamente le mani sul vostro corpo. Segue le tensioni per favorire i naturali processi di autoregolazione.

A chi è particolarmente indicata l’osteopatia biodinamica?

Questo metodo osteopatico delicato è particolarmente indicato per persone sensibili e anziane, donne in gravidanza, neonati e bambini piccoli.

Desiderate prenotare una seduta di osteopatia biodinamica?

Allora non esitate a contattarmi. Chiamatemi al numero (+39 3780912241) o inviatemi un’e-mail (Magdic@osteoforhealth.it).

Cordiali saluti,
Tim Magdic


Qualche altra riflessione: cos’è esattamente l’osteopatia? Una prospettiva biodinamica.

Desidera saperne di più sull’osteopatia biodinamica e sul mio punto di vista?

Nelle righe che seguono cercherò di avvicinarmi a questo tema, presentandolo dal punto di vista che corrisponde allo stato attuale del mio percorso di crescita personale. Le difficoltà iniziano già con la parola stessa «osteopatia». Essa è composta dai termini «osteo» (= «osso») e «pathos» (= «malattia» / «sofferenza»). Questa scelta terminologica potrebbe suggerire che si tratti esclusivamente di un approccio anatomico volto ad alleviare sintomi di natura fisica.

In effetti, il dottor Still iniziò il suo percorso osteopatico studiando l’apparato locomotore. Esaminò molto intensamente tutte le ossa, i legamenti, i tendini e i muscoli. In seguito proseguì esplorando il resto del corpo: il sistema degli organi, i nervi, i vasi sanguigni, il cervello e così via. Alla fine, tuttavia, si pose queste domande: che cosa rende davvero una persona ciò che è? Che cosa la rende umana? Perché il cuore batte? Siamo davvero soltanto anatomia e fisiologia?

L’essere umano sembra rappresentare di per sé un grande mistero. Questo mistero comprende anche la domanda sull’origine della nostra energia vitale. Dal cuore, potrebbe forse rispondere, poiché è il nodo senoatriale, in qualità di pacemaker cardiaco, a indurre il cuore a pompare il sangue. Ma chi attiva il nodo senoatriale?

Ciò che da sempre mi affascina dell’osteopatia è il fatto che essa rappresenti un punto di incontro tra medicina e spiritualità. L’essere umano non è semplicemente un insieme di tessuti, né soltanto mente e/o anima, ma è tutto questo insieme. E non lo è soltanto come pura somma funzionale delle sue singole parti, bensì come totalità. Quando, circa vent’anni fa, ho iniziato il mio viaggio nell’osteopatia, non avrei mai potuto immaginare quanto profondamente questo approccio all’essere umano mi avrebbe toccato. Possiamo imparare a comprendere che esiste una forza che ci ha creati come esseri umani, che ci permea e ci colma d’amore.

Quando il Respiro della Vita, ossia la forza vitale, può esprimersi liberamente in tutti i tessuti del nostro corpo, nasce, a mio avviso, ciò che potremmo definire salute. Se questa forza viene «bloccata», per esempio da pensieri che suscitano emozioni, da sentimenti, traumi fisici o psicologici, alimentazione, intossicazioni e così via, è possibile che la malattia si manifesti come espressione di un problema più profondo.

Mi piace paragonare tutto questo alla spia dell’olio della sua automobile: quando il motore non dispone di olio a sufficienza, sul cruscotto si accende una spia rossa. Questo sarebbe il sintomo. Se non se ne occupa e continua a guidare, il motore subisce un danno. Questa sarebbe la malattia.

È un paragone semplice, ma lo trovo molto chiaro. Ciò significa che, se partiamo dal presupposto che esista una forza che ha creato ogni cosa, allora essa è anche sufficientemente intelligente da sapere dove si trova il problema e come risolverlo. Così come l’embrione nel grembo materno segue normalmente un «progetto» nascosto ma definito con precisione, crescendo forte e sano, allo stesso modo ogni corpo è in grado di seguire un piano preciso per ritrovare la propria salute, ciò che comunemente definiamo capacità di autoguarigione.

Entrambi i piani, tuttavia, il progetto della vita e quello delle capacità di autoguarigione, provengono dalla medesima fonte: il Respiro della Vita. Una domanda interessante potrebbe quindi essere: come possiamo integrare la salute nella vita quotidiana?

Facciamo ora un ulteriore passo e immaginiamo che spesso siamo proprio noi, attraverso i nostri schemi di pensiero negativi, a bloccare la nostra forza vitale e a ostacolare noi stessi. Ma perché si formano dentro di noi così tanti blocchi? Un aspetto sembra essere legato al mondo moderno della vita e del lavoro, che ci ha fatto perdere il rapporto con noi stessi. In una condizione di continua sovrastimolazione, potremmo aver dimenticato quali siano le cose e gli avvenimenti della vita che ci fanno sentire veramente vivi e ci rendono umani.

Siamo occupati da migliaia di cose: mangiare, bere, lavorare, vivere una relazione, coltivare hobby. Ma quanto tempo trascorre davvero nel silenzio? In un silenzio nel quale potrebbe cominciare ad ascoltare se stesso? Un silenzio nel quale l’autoguarigione può raggiungere pienamente la propria profondità?

Credo che dovremmo trascorrere molto più tempo in contatto con noi stessi e lasciarci distrarre meno dal flusso di informazioni proveniente da un mondo esterno che ci rispecchia e ci soddisfa sempre meno.

Affinché il piano terapeutico intrinseco possa svilupparsi, è importante che il terapeuta entri in contatto con la forza che sa esattamente come attuare questo piano. Nella pratica, ciò si manifesta attraverso un triangolo terapeutico tra una presenza universale, il terapeuta e il paziente.

L’osteopata orienta la propria percezione verso ciò che viene indicato dal piano terapeutico, creando così una connessione tra la presenza superiore e il paziente. In questo modo il piano terapeutico può esprimersi autonomamente e la persona, nella sua interezza — corpo, mente e anima — viene posta nella condizione di svilupparsi.

So che abbiamo appena compiuto un grande passo, ma provi a fare questo tentativo e ad aprirsi a se stesso. Rimanga in contatto con sé. In definitiva, tutti i livelli esercitano un’influenza sul corpo: l’alimentazione, il movimento, le intossicazioni e così via. Tuttavia, sulla base della mia esperienza personale e di quasi vent’anni di lavoro interiore, ritengo che il livello dell’anima eserciti su di noi l’effetto più profondo e duraturo.

Spero di essere riuscito a offrirle un piccolo sguardo sul mio mondo dell’osteopatia. Le auguro di cuore ogni bene e, in questo periodo difficile, le auguro di rimanere in contatto con se stesso. Si accorgerà allora che molte cose sono più semplici di quanto sembrino.

Tim Magdic

Avvertenza legale: gli esempi, i consigli e le indicazioni sopra riportati si basano sulla mia esperienza nel campo dell’osteopatia. Non costituiscono promesse di guarigione né garanzie di sollievo o miglioramento. In caso di disturbi di salute, consulti sempre anche un medico.

Ha domande sull’osteopatia? Oppure desidera prenotare un trattamento osteopatico? Non esiti a contattarmi e a fissare un appuntamento.

Nach oben scrollen